I luoghi che ci aspettano
Certi luoghi non si scoprono: si ritrovano. Da Camogli alla nostalgia nata come «malattia svizzera», perché tornare negli stessi posti ci restituisce a noi stessi.
Certi luoghi non si scoprono: si ritrovano. Da Camogli alla nostalgia nata come «malattia svizzera», perché tornare negli stessi posti ci restituisce a noi stessi.
Il libro riletto dopo vent’anni non ha cambiato una parola. Proprio per questo mostra, come nessuna novità, chi siamo diventati.
Nella nebbia si vede solo il prossimo segno. Per conoscere la strada bisogna percorrerla: la chiarezza arriva dopo il passo, non prima.
Camminare senza meta non è una pausa dal pensiero: è un altro modo di pensare, che lavora ai margini dell’attenzione. Da Darwin a Stanford, perché le idee arrivano camminando.
Non si decide chi essere: lo si diventa, un gesto ripetuto alla volta. E il nome di ciò che siamo arriva solo dopo, quando il verbo se l’è guadagnato.
Il silenzio perfetto non esiste. Quello che cerchiamo non è l’assenza di suono, ma di richieste, e ciò che ci costa non è trovarlo: è restarci.
Un anno non dura quanto dice il calendario, ma quanto ciò che vi abbiamo davvero notato. Le giornate vissute a metà non passano in fretta: scompaiono.
Il lusso è sempre stato ciò che è raro. Oggi la cosa più rara non si vende in nessun negozio: è l’attenzione intera, quella che diamo e quella che riceviamo.